Reprint Royale

Il tempo passa. Me ne accorgo più che altro dal fatto che molti considerano una novità libri e fenomeni che per me novità non sono. Ian Fleming pubblicato da Adelphi, per esempio. Era il 2004, tenevo una rubrica sui tascabili per una rivista gloriosa (e oggi estinta: altro segnale significativo) e guarda un po’ di che cosa mi occupavo.

Il suo nome è Bond, James Bond. Ed è un classico, un vero classico. Non soltanto al cinema, dove da Licenza di uccidere in poi (anno 1962, protagonista il giovane Sean Connery) le avventure di 007 continuano a rappresentare un investimento sicuro. Ma anche in libreria, con una casa editrice raffinata come Guanda che decide di dedicare un’intera collezione tascabile alle opere di Ian Fleming. Cominciando dall’inizio, e cioè da Casinò Royale (2004, traduzione di Massimo Bocchiola, pagg. 190, euro 10,00), il romanzo che nel 1953 segnò il debutto del più celebre agente segreto che abbia mai servito la Corona d’Inghilterra. Per far capire che si fa sul serio, Irene Bignardi apre la sua dotta introduzione con un piccolo esercizio di analisi delle varianti, mettendo a confronto i tre diversi incipit che lo stesso Fleming stese di getto, più di mezzo secolo fa, pestando i tasti della sua Imperial portatile. Decisamente diverso dal suo gemello cinematografico (è più tormentato, e anche più sentimentale), il Bond letterario è un figlio tardivo dell’Impero, così come poteva immaginarlo il quarantenne Fleming, che prima di allora aveva trascinato da un mestiere all’altro ­– dalla banca allo spionaggio, con approdo finale al giornalismo – la sua scomoda condizione di figlio di un eroe di guerra. Morto nel 1964, a soli 56 anni, Fleming è stato uno scrittore più sofisticato di quanto si creda, abile nell’ordire le trame dei suoi romanzi e addirittura geniale nel tratteggio dei nemici di Bond, come dimostra l’avversario di 007 in Casinò Royale: un sopravissuto di Dachau, che nel Lager ha perso la memoria e il suo stesso nome, e ora si fa chiamare Le Chiffre, “la cifra”, «poiché io sono solo un numero su un passaporto». Non siamo ancora a pagina 30, ma è già tutto chiaro. Il gioco si fa duro e Bond è pronto a giocare. (da «Letture», quaderno 607, maggio 2004) 

 

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