La Terra Santa

Di solito, a Natale, mi piace mandare agli amici una poesia, meglio se tradotta da me per l’occasione. Quest’anno non ce l’ho fatta e allora ripropongo questa, di cui mi sono servito per gli auguri qualche tempo fa. È di un notevole poeta irlandese, Maurice Riordan, ed è tratta dal suo The Holy Land, edito nel 2007 da Faber & Faber. E buon Natale a tutti.

La Terra Santa

Padre Burns ci ha lasciato Basil, il suo cucciolo di levriero,
mentre lui è via per il viaggio in Terra Santa.
Basil ha un nome per le gare, lo chiamano Goldfinger.
Crediamo che sia il cane più veloce di tutta Christendom.

Quando corre attorno alla casa il suo naso appare
a un davanzale prima che la coda sia sparita dall’altro,
ma se lo portiamo a Buttevant per l’allenamento
si blocca per via del ronzio che fa la lepre elettrica.

Mia madre non vorrebbe insultare un animale
in cui il prete ha riposto tante speranze,
però quando quello sradica i gigli dall’aiuola
sento che gli dice piccolo bastardo a bassa voce.

Basil continua a sfrecciare intorno a casa nostra
anche adesso che padre Burns è tornato e ha proiettato
le vedute dei luoghi santi su nel solaio degli Smart: mosaici,
e basiliche; il Getsemani, il Monte degli Ulivi.

Poi il minibus risale a nord, attraverso Giudea
e Galilea – verso Cafarnao e Cana,
l’acqua su cui Egli ha camminato e Nazareth,
dove fu Bambino. Anche laggiù c’è una basilica.

 

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