Smart City

esondazione-sevesoSeveso, Nirone, Vettabbia, Lambro, Olona. Sono i fiumi su cui Milano ha dimenticato di poggiare, le vie d’acqua interrate definitivamente proprio nel corso degli anni Sessanta, quando Bianciardi portava la propria rabbia a spasso per la città. Fiumi cancellati dal nastro d’asfalto delle circonvallazioni, torrenti intersecati alla viabilità urbana, letti d’acqua che s’intrecciano sottoterra con la geometria cromatica della metropolitana (linea rossa, linea verde, linea gialla). Quiete correnti di pianura che la pianificazione urbanistica ha consegnato all’oblio, ma che rimangono lì, come in agguato, pronte a prendersi la loro vendetta al primo acquazzone, trasformandosi in quel mare di cui Bonvesin sentiva tanto la mancanza. Un oceano sotterraneo che tutto invade, scantinati e tunnel della metropolitana, dilatandosi come un delta paludoso fra cataste di documenti macerati e arredi intonacati dal fango.

da Milano, la città di nessuno, 2003: quando ancora non eravamo una smart city.

Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterPrint this pageShare on LinkedInShare on TumblrShare on Google+
Questa voce è stata pubblicata in Idee, Libri. Aggiungi ai segnalibri il permalink.