Mi ero imbattuto in Mervyn Peake negli anni Novanta ed ero rimasto colpito dalla notizia di un suo poemetto sui bombardamenti di Londra. Avevo poi comprato una copia di The Rhyme of the Flying Bomb in una libreria a due passi dalla cattedrale di Salisbury e ne avevo proposto la traduzione all’editore di Interlinea, Roberto Cicala. Lui, che è un amico, aveva accettato la proposta, nonostante gli avessi annunciato l’intenzione di approntare una versione in ottonari. Gli inviai il file pressoché definitivo nel primo pomeriggio dell’11 settembre 2001. L’introduzione fu scritta nei giorni successivi e risente del clima di allora. La somiglianza tra le immagini di Ground Zero e lo scenario evocato da Peake rimane impressionante. Fuori catalogo, almeno per ora.
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luisa pecchi