Un libro al quale pensavo da tempo, scritto nel 2008 su richiesta di Antonio Scurati, che lo inserì in “Agone”, la collana da lui curata per Bompiani. Il punto di partenza è la convinzione che, sia pure in forma corrotta e difficile da riconoscere, i grandi temi dell’annuncio cristiano abitino ancora le narrazioni dell’immaginario contemporaneo. Per motivi di fedeltà originaria (Gesù predicava in parabole, cioè attraverso il racconto), e perché nel Vangelo agisce una sollecitudine verso il corpo che trova compimento nella Risurrezione. Generi oggi dominanti quali il gotico e lo stesso erotismo sono in realtà versioni contaminate, spesso inconsapevoli e di norma “sconsacrate” di un patrimonio sedimentato in una tradizione millenaria, purtroppo poco frequentata anche dai credenti. Questo testo è, tra l’altro, quanto di più simile a una dichiarazione di poetica abbia finora pubblicato.