La riavviabilità del mondo

Una metafora non è mai soltanto una metafora. È un modo di guardare alla realtà e, quindi, di interpretarla. Di leggerla, verrebbe da dire richiamandosi a un saggio bellissimo e famoso di Hans Blumenberg (è l’uomo che vedete nella foto). Il suo La leggibilità del mondo risale al 1979 ed è una formidabile ricostruzione degli effetti che una metafora, quella dell’universo inteso come Liber Naturae, ha avuto nella cultura occidentale. Affermare che il mondo è un libro comporta appunto la conseguenza che il mondo, come un libro, possa essere letto e compreso, ma anche frainteso e negletto. Il mondo leggibile è (o, meglio, è stato) un concetto che ha in sé una complessità inesauribile, invita ad appassionarsi della realtà e intanto mette sull’avviso, ricordando come la realtà sia sempre più ostinata di qualunque passione. Purtroppo mi pare che, da qualche tempo in qua, questa metafora grandiosa abbia perso buona parte della sua efficacia. Il libro è considerato un oggetto antiquato, e non per colpa dell’e-book (che, al contrario, è una sorta di ideale platonico del libro, smaterizializzata anziché immateriale). Il punto è che un libro, nella sua suprema semplicità tecnologica, è privo di un funzionamento riconoscibile, dato che in esso il rapporto fra hardware e software sfugge a ogni ragionevole controllo. Un libro va capito e nel caso contestato. Mai e poi mai può essere riavviato nella speranza che, la prossima volta, le cose vadano meglio. Che cambi il finale, per dire, o che quanto risultava difficile ci appaia improvvisamente facile. La convinzione sempre più diffusa è che il mondo non funzioni così e che, al contrario, ci sia un modo giusto e uno sbagliato (non come nei libri, che si intestardiscono a essere sempre un po’ giusti e un po’ sbagliati). Quando qualcosa non va, si segue il Consiglio Definitivo dell’Esperto Informatico. Si spegne e si riaccende. Si riavvia tutto, in un’illusione da Big Bang istantaneo che, non per niente, ha da tempo contagiato la politica.
C’è molta ingenuità in questa pretesa e, più che altro, c’è scarsa conoscenza dell’essere umano. Che peraltro non è mai un libro aperto, neppure per se stesso.

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